Visualizzazione post con etichetta SOCIAL MEDIA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SOCIAL MEDIA. Mostra tutti i post

Twitter "in" due domeniche. Dai nervi #saldi No-Tav ai riflessi condizionati pro (?) #Bobbio (No-servo)

Da un muro trovato in rete
«Noi siamo come i cani di Pavlov. Pavlov suona il campanaccio. E noi corriamo. Perché quando il campanaccio suona, bisogna correre. È così che va. È automatico. Pure coi morti è così. C’è un morto. C’è la rabbia. C’è il ricordo. È così che va. È automatico». ("La Profezia dell'Armadillo", Zero Calcare)

Twitter annunciava censure. Immediata la reazione di molti utenti inferociti, talmente immediata da sembrarmi poco informata e impulsiva. Parimenti poco informato, spronavo me stesso a seguire almeno ogni tanto il provocatorio consiglio inciso sullo sfondo del mio profilo: sfanculeggiare Twitter e (ri)cominciare a "scriverlo" sui muri. La mia amica @valijolie - connessa tanto ai social media quanto ai movimenti - rispondeva così:


Appena un paio di giorni dopo, proprio una scritta su un muro, demistificata ad arte, è stata il facile bersaglio di una mannara collettiva a colpi di tweet, fomentata principalmente da un paio di utenti molti seguiti e spesso dediti a "giocare" con hashtag e trending topics.

Abolire link e hashtag! ovvero: come depauperare la "cifra" di Twitter



Sapevate che esiste *il giornale online degli italiani nati dopo il 1° gennaio 1970*? (recita così il suo sottotitolo-epiteto). Si chiama The Daily Week, e il suo fondatore, di origine italiana (Roma) e nato dopo il 1970 (1971), è Mario Adinolfi, nome piuttosto noto sia in tv che in rete (lo ricordo anche come candidato giovine e dinamico alla primarie pd del 2007, mentre dalla sua bio di Twitter scopro che è pure un gran giocatore di poker, come del resto egli stesso non perde occasione di ricordare). Le pagine di questo giornale di (o "per"?) giovani italiani, hanno di recente ospitato, a firma del sopracitato direttore, un "decalogo per twitter". A me non è piaciuto manco un po' e compito delle prossime righe è cercare di far capire il perché.
Premessa: c'è chi storce subito il naso dinanzi a operazioni del genere, al di là dei contenuti proposti. È il caso di Luca Padovano aka @asinomorto, che pure ama tantissimo le meta-riflessioni sul mezzo (l'ho "conosciuto" tramite alcuni ispirati tweet sfornati nei giorni di #twitterisnotfb). Proprio in relazione al post di Adinolfi che avevo linkato, @asinomorto ha duettato con @danffi stroncando "in sè" la stesura di un *decalogo per twitter*.


Sebbene la formula delle 10 regole, pur di grande presa, non convinca neanche a me (preferisco tentativi più discorsivi come quello, limitato però all'uso di Twitter da parte delle case editrici, che ho abbozzato rispondendo alle domande di @artnite per LibrInnovando) reputo comunque potenzialmente molto utile provare a consigliare e indirizzare coloro che si sono iscritti da poco e/o quelli che ne fanno un utilizzo distratto e poco consapevole. La "grammatica" di Twitter del resto non è poi così semplice da imparare per una matricola, sopratutto se la matricola in questione viene da Facebook e si aspetta di trovare un ambiente simile: qualche saggio "maestro", se scevro dai tanto frequenti quanto insopportabili tic da guru dei social media, si fa opportuno per aiutare a "alfabetizzare" la massa critica.

Ma proprio perché ci troviamo in un momento di grande espansione del numero di nuovi iscritti a Twitter, e visto che spesso gli articoli di testate mainstream che parlano di questo mezzo lo fanno in maniera disinformata e/o caricaturale, è particolarmente importante evitare che questi consigli, quale che sia la forma scelta per comunicarli, risultino approssimativi. E proprio l'aggettivo "approssimativo" ben si presta a descrivere alcune parti del pezzo di Adinolfi. Il concetto basilare che cerca di esprimere - usare Twitter in modo critico eliminando il cazzeggio - è condivisibile, così come è cosa buona e giusta spronare a non sbavare dietro ai vip cercando il riflesso della loro luce, e al contempo criticare i vip stessi quando usano questo mezzo come megafono pubblicitario o come chat. Ma, al di là del tono usato da Adinolfi che m'ha reso il pezzo antipatico a pelle fin dalle prime righe, c'è un punto su cui non riesco a transigere e che fa scadere il valore di tutto il decalogo.  Si tratta proprio della regola numero 1, in grado di farmi subito cascare le braccia.

Regola 1. Abolire FF, TT, MT, # e twit con link. 

Editoria e Twitter: 3 domande di @artNite a @akaOnir per #Librinnovando


 Autodefinitesi  - a ragione - l'evento editoriale italiano più social di sempre, Librinnovando, tenutosi a Milano lo scorso 25 novembre (2° edizione), ha ospitato dibatti, presentazioni e workshop sul futuro dell'editoria. Tra gli oratori c'era anche Arturo Robertazzi aka @artNite, chimico, blogger e scrittore che vive a Berlino. L'autore di Zagreb, incuriosito dalla mia intervista al Wu Ming 1, ha ben pensato di rendermi partecipe della sua approfondita ricerca sui profili twitter di alcune case editrici italiane, intervistandomi via mail a riguardo. Le sue tre semplici domande, poste anche a Angelo Ricci e miss Aisara (perché proprio noi tre? Perché secondo Arturo - come epiteta lui nessuno mai :) - siamo *tuitteri un po' speciali*), hanno fatto emergere quelli che penso siano utilizzi virtuosi di Twitter, e al contempo quelli che ritengo invece essere nefasti, indicando un modello (un bot!) da imitare. 

Twitter, dinamiche editoriali, narrazioni tossiche ... @akaOnir intervista Wu Ming 1




Parco della Montagnola, Bologna
16 Giugno 2011

In principio doveva essere un botta e risposta via mail. «Massima disponibilità, inviaci pure le domande» twittava @wu_ming_foundt pochi minuti dopo la mia richiesta di intervistare il Collettivo a prezioso corredo della mia tesi. Il cospicuo e colpevole ritardo nella consegna delle questioni e la copiosità delle stesse, ha cambiato però, inevitabilmente, le carte in tavola. Wu Ming 1: «Guarda Francesco, te lo dico chiaramente, senza girarci intorno: per come siamo messi ora, è impossibile che chiunque di noi trovi entro breve il tempo di rispondere per iscritto a domande così articolate, e soprattutto numerose. La risposta per iscritto divorerebbe ore e ore, che al momento nessuno di noi ha. Forse ha più senso che in uno dei prossimi giorni tu faccia un salto rapido a Bologna, facciamo una chiacchierata di un paio d'ore, prendi appunti e poi li usi come ti pare. Puoi anche registrare, ma poi ti toccherebbe pure trascrivere, altro compito divora-tempo. Ps: il pezzo su #AaAm che ci hai inviato è *molto buono*». Detto fatto. Ho preso il treno, ho fatto le mie domande e ho registrato. Ho «alzato il culo dalla sedia» per dirla alla Wu Ming, facendo convergere rete e strada. E come vaticinato, lo sbobinamento della registrazione ha divorato tempo prezioso che sarebbe servito a tappare alcune falle della tesi. Pazienza, ne è valsa la pena: la serie di risposte date da Wu Ming 1 toccano punti nevralgici, confermano e approfondiscono molte mie impressioni, ne confutano delle altre suggerendo nuovi punti di vista, rigorosamente sghembi. Si parte da Twitter per arrivare a parlare di dinamiche editoriali, politiche di movimento, narrazioni tossiche.

Nervi #Saldi in Val Susa: esempio virtuoso di hashtag dirottato

Della "rilevanza" imposta e di altre storture: Eli Pariser sulle "gabbie di filtri" che uccidono la rete


La misteriosa scomparsa nei Trendings Topics di Twitter dello hashtag #notav e il conseguente riuscitissimo dirottamento di #saldi, hanno palesato le storture dell'algoritmo dei TT e al contempo generato un fecondo parziale boicotaggio di tale logica distorta. Quanto avvenuto si riallaccia a riflessioni di più ampio respiro sul ruolo degl'algoritmi che filtrano i contenuti in rete. Nel video sopra postato, Eli Pariser - non menzionando Twitter e l'algoritmo "scemo" che governa i TT bensì analizzando i casi ben diversi di Google e Facebook - ci parla delle "gabbie di filtri" create da selezioni algoritmiche accomodanti che tendono ad appiattire i contenuti secondo un criterio di rilevanza imposto, tale da alterare la libera navigazione e tradire l'essenza stessa del web. Percorsi personalizzati, sartoriali, cuciti a misura d'utente: la cosa suona bene ma nasconde rischi sui cui è doveroso fermarsi a riflettere.

#CASELLARIOPOLITICOFASCISTA - Di come da un mero (?) tweet sia scaturita una gioiosa ricerca collettiva delle proprie radici ribelli.


Il 23 settembre 2010 Wu Ming consigliò via twitter la consultazione on-line del Casellario Politico Centrale, un vasto archivio nato nel 1894 ma ampliato e potenziato durante il regime fascista, contenente ben 158.000 schede di individui considerati sovversivi di cui sono indicati dati anagrafici, appartenenza politica, mestiere e altre annatoziani aggiuntive.

Alla ricerca delle proprie radici ribelli, molti utenti che avevano letto il tweet esortativo consultarono l'archivio on-line commentando poi con sorpreso entusiasmo la scoperta di avere bisnonni o compaesani anti-fascisti, generando cosi' un virtuoso flusso di messaggi in 140 caratteri. Quel semplice tweet di Wu Ming, insieme a quelli susseguitesi poi in una pioggia di retweets e menzioni, ebbe il merito di togliere la polvere dal sito dell'Archivio di Stato e sopratutto da questa particolare possibilità che offre, tanto interessante quanto poco reclamizzata.

L'eco di quanto successo ha raggiunto anche i media mainstream con un articolo uscito per la sezione di Bologna di Repubblica, e con un altro pubblicato dal Venerdi. Grazie a Storify, piattaforma che permette di "costituire blocchi componibili, "lego di informazione" sempre riordinabili" (cit. Jumpin Shark) ho provato a costruire un flusso multimediale selezionando alcuni dei tweet più riusciti e altro materiale video e testuale inerente il casellario, per raccontare questo calzante esempio delle potenzialità di Twitter e dell'utilizzo intelligente che ne fa Wu Ming.