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| Da un muro trovato in rete |
«Noi siamo come i cani di Pavlov. Pavlov suona il campanaccio. E noi corriamo. Perché quando il campanaccio suona, bisogna correre. È così che va. È automatico. Pure coi morti è così. C’è un morto. C’è la rabbia. C’è il ricordo. È così che va. È automatico». ("La Profezia dell'Armadillo", Zero Calcare)
Twitter annunciava censure. Immediata la reazione di molti utenti inferociti, talmente immediata da sembrarmi poco informata e impulsiva. Parimenti poco informato, spronavo me stesso a seguire almeno ogni tanto il provocatorio consiglio inciso sullo sfondo del mio profilo: sfanculeggiare Twitter e (ri)cominciare a "scriverlo" sui muri. La mia amica @valijolie - connessa tanto ai social media quanto ai movimenti - rispondeva così:
Appena un paio di giorni dopo, proprio una scritta su un muro, demistificata ad arte, è stata il facile bersaglio di una mannara collettiva a colpi di tweet, fomentata principalmente da un paio di utenti molti seguiti e spesso dediti a "giocare" con hashtag e trending topics.
